mercoledì 24 luglio 2019

Come costruire apprendimenti profondi con una didattica che, non abbassando la qualità, aumenti il numero di studenti che raggiungono gli obiettivi minimi

1. Fornire Feedback all'insegnante
2. Lavorare sui modelli
3. Fornire Feedback ai compagni
4. Quali tipologie di compito

 

1. Fornire Feedback all’insegnante (facendo domande)

Perché la didattica sta diventando fondamentale nella scuola di oggi?
Perché, in una scuola che deve porsi l’obiettivo di diminuire gli abbandoni senza diminuire il livello in uscita diventa di vitale importanza lavorare sul MODO in cui le discipline vengono insegnate.

Qual è la prima differenza tra uno studente produttivo e uno studente destinato all’insuccesso scolastico?
Il primo fa domande, il secondo no.
Facendo domande il primo raggiunge due obiettivi:
a. chiarisce i propri dubbi
b. fornisce un feedback all’insegnante sul suo livello di apprendimento.
L’insegnante infatti dopo una domanda rielabora la propria spiegazione ripartendo dal livello dello studente che gliel’ha posta.
Uno dei problemi che noi insegnanti palesiamo durante i consigli di classe e nel corso degli incontri scuola-famiglia è proprio questo: GLI STUDENTI NON FANNO DOMANDE.
E, a lungo andare, chi non pone domande a fine anno si ritrova con un debito o con una bocciatura.
Ma è davvero impossibile indurre gli studenti a porle queste benedette domande?
È proprio qui che la metodologia e la didattica ci possono aiutare.
Se non pensiamo che il porre domande sia una responsabilità esclusiva dei nostri alunni;
se cominciamo a riflettere su come, all’interno delle nostre lezioni, si possano introdurre dei momenti specifici che costringano i nostri ragazzi a cimentarsi con questa modalità di relazione con il prof. e la disciplina, stiamo aumentando di molto le possibilità dei nostri studenti di apprendere e di arrivare, da soli, ai livelli richiesti dalla nostra lezione e dalla nostra disciplina.
COME
Un modo per costringere un interlocutore a fare domande è quello di fornirgli un micro-compito che, per essere portato a termine, abbia bisogno delle informazioni contenute nella lezione che si intende realizzare.
“Tra mezz’ora dovrete produrre un breve testo che spieghi quanto verrà detto durante la spiegazione ai vostri compagni della classe parallela. Per realizzarlo potrete utilizzare solo le informazioni contenute nella mia lezione. Al termine ritirerò cinque delle vostre produzioni, scegliendole a caso all’interno della classe e le valuterò sulla base della rubrica di valutazione che abbiamo condiviso la scorsa volta”.
Uno stimolo di questo tipo fornito all’inizio della spiegazione, anche quella più tradizionale, attiva un processo di condivisione delle responsabilità dell’apprendimento; “non è più solamente l’insegnante il responsabile dal mio apprendimento, anche io devo fare la mia parte”. “Io ho bisogno di capire adesso, subito, non oggi pomeriggio o tra un mese quando comincerò a studiare per l’interrogazione. E subito ho bisogno di raccogliere più informazioni possibili. Devo prendere appunti e devo fare domande”. Ecco cosa cominciano a pensare gli studenti.
È vero, c’è qualcosa da fare prima. Bisogna condividere con la classe i criteri di qualità di quel prodotto finale (in questo caso quantità di informazioni inserite, correttezza delle informazioni, ma anche correttezza espositiva e quantità di esempi adatti ai destinatari…), ma una volta fatto questo lavoro, ad inizio anno da parte di un insegnante, può essere sfruttato da tutti i colleghi del consiglio di classe.
EFFETTI
Gli studenti, stimolati in questo modo, non solo faranno più domande nel corso della spiegazione, ma ne faranno tantissime anche durante la realizzazione del loro prodotto. Interagiranno con il prof. e con i loro compagni ogni volta che si troveranno in difficoltà e, in questo modo, si chiariranno ulteriormente le idee.
Se con una lezione frontale tradizionale avrei perso lungo il cammino almeno il 30% della classe con lezioni di questo tipo, ripetute costantemente nel corso dell’anno, non perdo per strada nessuno; sì, ci saranno i più dotati che sapranno andare anche oltre le intenzioni del loro insegnante, ma i meno dotati riusciranno a raggiungere almeno gli obiettivi minimi prefissati.

domenica 26 ottobre 2014

Insegnamento e ambienti di apprendimento





 Il lavoro dell’insegnante tra mito della caverna e YouTube
Cosa sta dietro a ScuolaInterattiva


Introduzione
Mi ha sempre affascinato il Mito delle Caverna di Platone e una sua interpretazione pedagogica che ho letto molti anni fa.
Chi è l’insegnante? È colui che rinuncia a godersi la luce del sole, che rinuncia alla contemplazione della verità per tornare nella caverna; è colui che accettando di rientrare nella caverna accetta di correre il rischio della cecità; è colui che capisce che non è possibile raggiungere l’obiettivo di liberare i propri ex compagni chiamandoli da fuori.
È colui, infine, che accetta di vivere in una condizione che è diversa da quella di coloro che vivono costantemente al cospetto del sole e di coloro che invece non ci sono ancora.
L’insegnante è un mediatore, un traghettatore che dopo aver portato i propri alunni più anziani all’uscita, invece di andare fuori con loro, torna indietro e ricomincia.
Ma cosa significa oggi rientrare nella caverna? Significa entrare nel mondo dei ragazzi ed occuparlo parlando il loro linguaggio e utilizzando i loro strumenti per veicolare messaggi antichi, messaggi senza tempo. Per molti insegnanti non significa tornare indietro perché nel mondo dei ragazzi di oggi non c’è nulla del mondo dei ragazzi di un tempo.
Un volta per tornare ragazzi bastava tornare sui propri passi, oggi bisogna percorrere strade nuove, inesplorate sia per i giovani che per i loro insegnanti.
Infatti oggi si deve essere in grado di padroneggiare le nuove tecnologie (tablet, smartphone, app) e di utilizzare la rete per creare le conoscenze, le abilità e le competenze che si ritengono più importanti per i propri studenti; si deve vedere la rete come un ambiente di apprendimento nel quale entrare per aiutare i propri alunni a costruirsi spirito critico e mente creativa. La caverna descritta da Platone oggi è la rete.
Il canale YouTube ScuolaInterattiva è nato proprio con l’obiettivo di andare ad incontrare i giovani nelle loro piazze virtuali non in modo casuale però ma seguendo i passi di un progetto ben definito.
Questo articolo intende parlare dei principi pedagogico-metodologici a cui ScuolaInterattiva si ispira.

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lunedì 24 febbraio 2014

Lettera aperta al presidente del consiglio e al ministro dell'Istruzione





 Signor Presidente del Consiglio, gentile Ministro dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca vi scrivo per condividere con voi alcune riflessioni sul problema della qualità della scuola pubblica in Italia. 
La scuola oggi sta vivendo un periodo di grandi trasformazioni; le Indicazioni Nazionali del 2012 chiedono agli insegnanti di passare, il più rapidamente possibile, da una didattica orientata alle conoscenze ad una didattica che deve avere per orizzonte la creazione di competenze. Per gli insegnanti si tratta di una rivoluzione copernicana anche perché, a parte le ultime generazioni, non sono stati selezionati per perseguire questo obiettivo. Una rivoluzione possibile se si decide di investire. Investire su cosa?

Una scuola di qualità si fonda su tre pilastri: insegnanti motivati e valutati, strutture all'avanguardia, un numero non eccessivo di studenti per classe.


Da dove partiamo invece?
Da insegnanti demotivati; il loro stipendio è adattissimo a docenti che dovevano occuparsi delle conoscenze, ma totalmente inadeguato per chi dovrebbe lavorare in modo completamente nuovo.
Il sistema è questo: non ti pago il giusto, però non ti valuto e pretendo poco da te; come è possibile far crescere la qualità in questo modo?
Da strutture in certi casi fatiscenti dove il 2.0 è una chimera.
Da classi che in certi casi raggiungono i trenta alunni.

Qual è la mia riflessione.
Strutture all'avanguardia potrebbero trainare anche insegnanti poco pagati al punto da farli lavorare bene anche in classi numerose.
Insegnanti retribuiti il giusto potrebbero far funzionare anche strutture fatiscenti e classi numerose.
Classi poco numerose potrebbero forse motivare anche insegnanti scoraggiati in strutture fatiscenti.

Non è possibile però pretendere qualità se non si incide su nessuna di queste variabili.
Concludo signor Presidente del Consiglio e gentile Ministro dell'Istruzione: abbiate il coraggio di incidere davvero e subito su almeno uno di questi aspetti.



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giovedì 10 ottobre 2013

Favorire l'apprendimento con strumenti online

È possibile lavorare con classi eterogenee e aiutare tutti gli studenti a raggiungere obiettivi in linea con le loro potenzialità e con gli obiettivi nazionali ed europei?
È possibile pensare che tutti (anche i più in difficoltà) possano raggiungere almeno gli obiettivi minimi a livello di conoscenze, abilità e competenze, indispensabili per essere ammessi alla classe successiva? Almeno nella scuola dell’obbligo?
È possibile fare in modo che i più dotati possano lavorare in modo più approfondito e possano aiutare i più deboli?

Non esiste una bacchetta magica, non esiste un solo strumento che possa dirsi risolutore, come vorrebbero alcuni: dimmi cosa devo fare? Non c’è una sola soluzione, non c’è una sola strategia da mettere in atto; ce ne sono molte e devono essere utilizzate tutte.
Se si utilizzano da soli, non bastano la progettazione a ritroso di Wiggins e Mc Tighe e nemmeno il cooperative learning secondo le modalità dei fratelli Johnson o di Kagan, o le tecniche di gestione della classe suggerite da Charles o da Brophy, non sono sufficienti nemmeno le mappe concettuali di Novak o le Flipped Classroom di cui anche in Italia si comincia, in questi anni, a parlare.
C’è invece bisogno di un approccio integrato che preveda l’utilizzo di tutte queste modalità e di molte altre ancora, come suggerisce tra gli altri la Tomlinson.

Consapevole perciò di non aver creato uno strumento esaustivo, ma un piccolo ingranaggio al servizio di una visione più ampia, volevo utilizzare lo spazio che mi è stato concesso per parlare di ScuolaInterattiva.
Si tratta di un canale YouTube che raccoglie ormai più di settanta video divisi in cinque playlist.
La playlist più fornita è, per ora, quella che riassume il periodo storico che va dal medioevo alla seconda guerra mondiale.
Ogni video ha una durata che va dai due ai sette minuti (a parte quelli per insegnati dai quali ci si aspettano tempi di attenzione un po’ più dilatati) e presenta il proprio argomento attraverso il progressivo dispiegarsi di una mappa accompagnata da una voce che presenta il contenuto di ogni nodo.
Il video procede lentamente (ogni studente ha poi la possibilità di fermarlo quando vuole) cercando di rispettare il ritmo di apprendimento di ognuno.

Noi insegnanti abbiamo due preoccupazioni in questi ultimi tempi: andare incontro alle esigenze degli studenti con Bisogni Educativo Speciali  (anche se poi ogni studente ha dei  BES, perché ognuno è diverso dall'altro) e riuscire a dare a tutti un’idea generale dei concetti ritenuti fondamentali.
ScuolaInterattiva nasce con l’obiettivo di aiutare a risolvere queste due problematiche: il video serve infatti, allo studente, anche quello con BES, a identificare i contenuti ritenuti fondamentali e ad aiutarlo a raggiungere gli obiettivi legati alle conoscenze di base anche da casa, anche in assenza dell’insegnante; inoltre, in classe, aiuta a liberare tempo per lavorare sulle competenze e per favorire approfondimenti che altrimenti sarebbero impossibili.

Facciamo un esempio concreto:
·         La Prima Guerra Mondiale
1.       L’insegnante chiede ai suoi studenti di guardare a casa i due video di ScuolaInterattiva che parlano dell’argomento e di arrivare a scuola o dopo aver prodotto domande di chiarimento, o dopo aver identificato eventuali percorsi di approfondimento.
2.       In classe inizia il percorso personalizzato; chi ha bisogno di chiarimenti può lavorare direttamente con l’insegnante, su materiali facilitati o con un compagno-tutor; chi vuole approfondire può lavorare su materiali più articolati (video, documenti scritti) forniti dall’insegnante o trovati dallo studente stesso.
3.       Al termine del lavoro gli studenti vengono suddivisi in piccoli gruppi eterogenei nei quali presentano quanto fatto da soli, con l’aiuto dell’insegnante o con l’aiuto di un compagno.
4.       Risultato finale: tutti in classe arrivano a conoscere i contenuti fondamentali (anche chi è maggiormente in difficoltà). Poi, in base alle specifiche possibilità, ognuno può arrivare a livelli di approfondimento diversi e a sviluppare competenze (anche sociali, si pensi al tutor) secondo un programma personalizzato.
Quindi, per quegli insegnanti che sono già sensibili a determinate innovazioni metodologico-didattiche, ma che non hanno tempo per costruirsi autonomamente materiali online, ScuolaInterattiva, ma anche Oilproject e BIGnomi, possono diventare interessanti strumenti da utilizzare all'interno della propria programmazione curricolare (anche perché totalmente FREE).
                                                                                                                                                    

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martedì 23 luglio 2013

Le prove invalsi? Bene, se fossero tarate sugli obiettivi indicati dalle Indicazioni nazionali

Premessa: sono favorevole alle famigerate prove Invalsi.
Conseguenza numero 1: trovo poco professionale aiutare gli alunni a copiare; significa che si pensa di non aver fatto un buon lavoro durante l'anno scolastico.
Conseguenza numero 2: penso di avere il diritto di criticare la scelta fatta quest'anno per le prove di italiano, soprattutto quella del testo di Cerami.
Critico perché non mi pare un testo in linea con gli obiettivi e i traguardi di competenza indicati dalle nuove Indicazioni Nazionali.
Le Indicazioni parlano chiaro; al termine del primo ciclo di istruzione gli studenti, individualmente devono essere in grado di analizzare testi funzionali, testi espositivi e descrittivi. 
I testi letterari, soprattutto quelli articolati e difficili, possono essere affrontati sì, ma nel corso di lavori in piccoli gruppi, e con la supervisione dell'insegnante.
Diventa questo allora il problema; non si può tornare indietro alla prima difficoltà dicendo che è tutto da buttare. Bisogna invece, di anno in anno, aiutare chi prepara le prove a tararle in modo tale da essere utili.
Le prove sono utili se si basano su una serie di obiettivi comuni e condivisi; e penso che analizzare e approfondire quelli delle Indicazioni Nazionali possa essere il lavoro che dovranno fare assieme insegnanti e responsabili dell'Invalsi nel corso del prossimo anno scolastico.

mercoledì 29 agosto 2012

L'idea di apprendimento

Mi ha fatto pensare la scelta della foto fatta dal Miur per rappresentare il proprio sito e qui sotto riportata; un gruppo di ragazzini svegli che alzano la mano contemporaneamente.
Alla fine uno solo di loro parlerà e riceverà il bravo da parte dell'insegnante che non si vede, ma sicuramente è dall'altra parte, non inquadrato.
Qual è l'idea di apprendimento che ci sta dietro?
Un'idea di apprendimento in cui lo studente rimane passivo ripetitore di quanto detto da chi è detentore delle informazioni: il professore appunto.


 Home page 

Quali altre considerazioni avrebbe ispirato un'immagine come questa?

Lo studente è soggetto attivo del suo apprendimento; l'insegnante è un coordinatore, un facilitatore che con gli stimoli e i materiali giusti lo mette nelle condizioni di lavorare in prima persona.
Ogni studente lavora e non ha bisogno dell'insegnante per ricevere gratificazioni.

Quando in Italia questa idea di apprendimento sostituirà definitivamente quella ottocentesca?



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giovedì 2 agosto 2012

Gli insegnanti possono lavorare con i genitori?

Non è facile trovare un luogo di incontro con i genitori quando si guarda la scuola dal punto di vista degli insegnanti; si pensa che ognuno debba stare al suo posto e non debba invadere il settore di competenza dell'altro. Anche i genitori sono spesso sospettosi e si chiedono se il docente voglia loro insegnare a svolgere un lavoro che sanno fare benissimo.
Le cose cambiano se uno dei due riesce a superare la rete che divide le due mansioni, prende per un braccio l'altro e cominciano a guardare assieme nelle stessa direzione, che è poi quella della crescita integrale della persona di cui hanno la responsabilità: i genitori per un periodo indefinito, gli insegnanti per un periodo molto più breve.
Se insegnanti e genitori cominciano a guardare nella stessa direzione, i rapporti cambiano le responsabilità si intersecano pur nel rispetto dell'autonomia degli interventi.
Il messaggio che passa è: andiamo assieme nella stessa direzione, aiutiamoci a costruire persone autonome e mature.
I cambiamenti veri poi, avvengono in modo graduale, sul campo e con un dispendio di energie, a volte, minimo.
Questo è quello che sta accadendo a Lusia, nella scuola media in cui insegno da alcuni anni, in provincia di Rovigo (si può dire ancora provincia di Rovigo?).
Da due anni è stato dato il via ad un mini percorso per genitori che, utilizzando il metodo cooperativo, mette i genitori stessi al centro del processo di insegnamento-apprendimento. Alla fine il compito di chi gestisce il corso è solo quello di sollecitarli con brevi interventi significativi, poi saranno i genitori stessi a produrre idee e ad aiutarsi a vicenda.
Al centro dell'argomento trattato a maggio di quest'anno, nel corso di due incontri di due ore ciascuno, sono state alcune disposizioni della mente identificate come un terreno comune al genitore e all'insegnante.
L'accuratezza e il controllo dell'impulsività, per fare solo due esempi, possono e devono essere insegnate sia a casa che a scuola e possono produrre risultati interessanti sia sul rendimento scolastico che sul comportamento desiderato tra le mura domestiche.
Trovato il settore di lavoro i genitori non hanno esitato a mettersi in gioco; hanno lavorato in gruppo e hanno prodotto delle indicazioni che sono state inserite poi tra le diapositive del corso. Indicazioni concrete che possono servire sia a chi ha partecipato al percorso di formazione sia a chi non ha partecipato.
Lavorando in questo modo anche i rapporti tra genitori e tra genitori e insegnanti si modificano, cambiano facendo aumentare la fiducia reciproca, che è poi ciò di cui la scuola di questi tempi ha bisogno.




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