blog su cooperative learning (apprendimento cooperativo), unità di apprendimento e scuola come comunità. Per insegnanti e dirigenti scolastici
domenica 2 maggio 2010
La valutazione degli insegnanti
mercoledì 5 agosto 2009
Italians e valutazione insegnanti
Un saluto.
Paolo Scorzoni
mercoledì 15 aprile 2009
Educare nella e alla Democrazia ha ancora un senso?
A poco più di sessant’anni dall’approvazione della Costituzione democratica della nostra Repubblica nessuno si sognerebbe di argomentare contro l’idea di democrazia. Oggi anche le decisioni meno democratiche vengono prese in nome della democrazia. Per difenderla si fanno guerre si restringono le libertà personali si prendono decisioni senza provare a capire le ragioni di chi la pensa in modo diverso.
Anche se potrebbe sembrare anacronistico ha senso, oggi più che mai, rifarsi la domanda di fondo e chiedersi cosa sia la democrazia e come debba essere organizzata una società democratica.
Siamo in una società in evoluzione veloce, in un’età che C. Handy chiamava, già alla fine degli anni ’80, age of unreason; cosa significa democrazia in questa società e in questa età?
Per rispondere a questa domanda può non essere fuori luogo interpellare alcuni grandi della storia del pensiero, che dalla loro prospettiva possono aiutarci ad illuminare il nostro cammino.
Erodoto ad esempio dicendo che “[…] il Governo del popolo è certamente il migliore, come quello in cui tutti sono uguali ma [che] anche esso tende a degenerare e a diventare sfrenata demagogia” , ci mette in guardia facendoci capire che il modello democratico non è eterno ed è soggetto a degenerazioni. Ci dice che la demagogia è uno dei nemici più subdoli della democrazia perché non si presenta come una alternativa ad essa. Chi fa della propria azione una azione demagogica tende a riempirsi la bocca di parole come difesa della democrazia e difesa dei diritti del cittadino. Pertanto per Erodoto la democrazia è un buon sistema di governo, addirittura il migliore, deve però essere preservato costantemente dalle sue possibili degenerazioni. Il cittadino perciò deve essere un cittadino che vigila che controlla chi lo governa, deve essere un cittadino che ha gli strumenti per vigilare, conoscenze e spirito critico. Parafrasando Kant potremmo dire che lo spirito critico senza le conoscenze è vuoto e che le conoscenze senza lo spirito critico sono cieche; sono necessari l’uno e le altre per giudicare l’operato di un politico al termine del suo mandato, e per decidere se rinnovargli o meno l’incarico.
Un atteggiamento più critico nei confronti della democrazia è quello assunto da Platone il quale la descrive come quella forma di governo in cui “ad ogni cittadino è lecito di fare tutto ciò che vuole” . Platone descrive la democrazia come il luogo della libertà senza limiti e quindi senza tutele per i cittadini normali e per i più deboli. Platone ci mette in guardia perciò dalla libertà totale, la libertà individualistica in cui ognuno pensa di fare ciò che vuole senza occuparsi anche del bene e degli interessi della comunità in cui vive.
Aristotele invece ci aiuta a capire cosa una democrazia dovrebbe essere. Infatti egli dice che c’è democrazia “quando poi la massa regge lo stato badando all’interesse comune” . Fondamentale nelle parole di Aristotele diventa il concetto di interesse comune. Cercare di governare nell’interesse di tutti è molto difficile soprattutto quando il potere è gestito da tutti i cittadini.
Ma quando la massa può reggere lo stato? Quando l’insieme delle persone che formano uno stato sa prendere decisioni autonomamente e con gli altri ed in assoluta libertà.
Questo atteggiamento è fondamentale per la democrazia come sembra suggerire anche Rousseau quando afferma che “non vi è governo tanto soggetto alle guerre civili e alle agitazioni intestine quanto quello democratico o popolare, perché non vi è nessuno che tenda così fortemente e continuamente a cambiare forma, né che richieda maggior vigilanza e coraggio per esser mantenuto nella sua forma. È soprattutto in questa costituzione che il cittadino deve armarsi di forza e costanza, e dire ogni giorno della sua vita nel profondo del suo cuore ciò che diceva un virtuoso Palatino alla dieta di Polonia: «Malo periculosam libertatem quam quietum servitium»” .
Se i cittadini non sostengono la democrazia attraverso la vigilanza, il coraggio, la responsabilità, la conoscenza, rischiano di dare ragione a quelle “filosofie sociali […] che predicano l’impotenza della ragione nella vita sociale e che, in nome di questo anti razionalismo, favoriscono la propagazione dell’atteggiamento: «o segui il leader, il grande statista, diventa un leader tu stesso»; atteggiamento che per molta gente può significare la passiva sottomissione alle forze, personali o anonime, che reggono la società” . Uno stato democratico ha bisogno di cittadini leader o piuttosto di persone che sappiano operare per il bene comune, che sappiano lavorare in modo tale che tutti possano essere in grado di pensare e di prendere decisioni?
Un esempio di persona che ha speso la vita a far crescere il senso critico dei suoi concittadini è sicuramente quello di Socrate con “il suo intellettualismo, cioè la sua teoria egualitaria della ragione umana come strumento universale di comunicazione; la sua insistenza sull’onestà intellettuale e sull’autocritica; la sua teoria egualitaria della giustizia e la sua dottrina che è meglio essere vittime che autori dell’ingiustizia” . Se Socrate, che è maestro dell’arte del domandare, può essere il modello del cittadino democratico, non lo possono essere le persone che si impongono e tanto meno i governi che si impongo con la forza. “Generalmente con «forza di un governo» si intende che il governo può imporre quel che crede – in ogni circostanza. A mio avviso, invece, - afferma Popper - la cosa fondamentale per un governo è la consapevolezza di avere certo un programma, ma che questo programma tuttavia può portare, in certe circostanze, a conseguenze non volute e che, su questa base, è molto importante porsi in maniera seriamente critica di fronte ai propri provvedimenti e chiedersi di continuo: qual è la conseguenza di ciò che abbiamo fatto? Non abbiamo fatto qualcosa che produce danni e che porta a conseguenze che non desideriamo affatto? […] Un buon sistema – prosegue Popper - dovrebbe essere continuamente in guardia contro gli errori in esso contenuti, giacché noi sappiamo troppo poco e per questo commettiamo sempre errori. Da una parte dovremmo lavorare con una certa qual audacia, ma dall’altra anche essere consapevoli che questa audacia comporta dei rischi. Di conseguenza dovremmo il più rapidamente possibile scoprire errori, al fine di imparare da questi errori e di correggerli, piuttosto che coprire tali errori o di spiegarli come non errori – o addirittura di spiegarli quali dei successi, come troppo facilmente capita nei governi forti” .
Dopo questo excursus diventa forse più facile definire le caratteristiche generali di una società democratica.
Nella società democratica i problemi non sono motivo di scontro, ma di confronto solo se vengono visti come “dilemmi sociali [che] possono essere risolti solo attraverso scelte sociali fondate sulla partecipazione dei cittadini, con discussioni e dibattiti aperti. In gioco ci sono sia gli obiettivi ultimi che gli strumenti pratici e, ancora più rilevanti, le procedure attraverso cui questi obiettivi e strumenti vanno valutati. Una indicazione unilaterale, anche se viene dai migliori esperti, non è in grado di offrire da sola alcuna soluzione” .
La società democratica è una società complessa in cui gli obiettivi comuni e condivisi, prodotto di un confronto approfondito e civile tra tutte le sue componenti, possono essere raggiunti solo con il contributo di tutti. Società democratica è quella società che riesce poi anche a ridistribuire le ricompense in modo equo, tenendo conto del contributo di tutti e del bisogno di ciascuno.
Quale dovrebbe essere il ruolo della scuola in un contesto come quello descritto?
Paolo Scorzoni
www.abilidendi.it
mercoledì 4 febbraio 2009
Ho letto sul Corriere dell'11 giugno del 2008 un'intervista nella quale la scrittrice-insegnante Paola Mastrocola dice che frustrante non è lo stipendio, ma insegnare a studenti demotivati. Vorrei chiederle che soddisfazione si può avere dall'insegnare solo a chi motivato lo è già. Noi insegnanti dobbiamo lavorare cercando di allargare sempre di più la schiera dei motivati, dei volenterosi e quindi dobbiamo avere un occhio di riguardo proprio per chi non fa nulla. E' lì che si gioca la nostra bravura e la nostra professionalità. Siamo noi insegnanti che dobbiamo avere il coraggio di rientrare nella caverna (di platoniana memoria) rischiando la cecità per aiutare anche chi non ha voglia di muoversi e crede che le ombre siano la realtà. Io non credo che questo compito sia frustrante, ma entusiasmante. Un compito che ci deve stimolare a cercare ogni giorno nuove metodologie per agganciare anche i più lontani. E se può servire a stimolarci ben venga anche la valutazione; basta che sia oggettiva e articolata (che provenga cioè da tutte le componenti della scuola, dirigenti, colleghi, genitori e studenti).
Un saluto.
giovedì 4 dicembre 2008
Valutazione insegnanti: Rubrica di valutazione di un insegnante 2
Riccarda Viglino è intervenuta nel dibattito sui criteri che definiscono la qualità del lavoro di un insegnante inserendo delle aggiunte in blu a quelli già proposti dal sottoscritto.
Li pubblico senza toccarli perchè li condivido completamente.
Rimaniamo in attesa anche di altri interventi.
Un bravo insegnante dovrebbe essere in grado di:
¨ Progettare.
- Analizzare il contesto in cui si trova ad operare e progettare scenari di apprendimento adeguati all’eterogeneità del contesto stesso
¨ Motivare
o rendere significative le lezioni ponendosi domande del tipo:
“perché questo argomento è significativo all’interno della disciplina che insegno ?”
“perché questo argomento dovrebbe interessare ai miei studenti?”
“Che cosa di questo argomento gli studenti dovrebbero apprendere per la vita?”
Essere empatico
o dimostrare comprensione ed empatia per idee ed emozioni degli altri (studenti, genitori, colleghi…)
¨ Spiegare
o essere comprensibile agganciando argomenti nuovi alle conoscenze previe dei propri studenti
o utilizzare la parafrasi esplicativa , riformulare ed esemplificare
o utilizzare la “spiegazione interrotta” e la “spiegazione attiva”
¨ Recuperare
o creare situazioni di feedback continuo per potersi accorgere subito se uno studente non sta perseguendo l’obiettivo di apprendimento
o usare i feedback positivi per incoraggiare, rinforzare e promuovere l’autostima
o promuovere interventi di rinforzo al percorso di apprendimento
o utilizzare strategie alternative e compensative
¨ Organizzare
o dare vita, nel corso delle proprie lezioni, a vere e proprie occasioni di apprendimento, organizzando i materiali e le risorse umane (cioè gli studenti)
o creare situazioni di apprendimento varie e diversificate, complesse e sfidanti
¨ Valutare
o creare in continuazione occasioni di valutazione formativa (anche attraverso l’utilizzo di rubriche di valutazione)
o utilizzare l’autovalutazione degli studenti
o valutare gli scenari di apprendimento che predispone (valutazione in itinere e finale, co-valutazione con i colleghi, ricerca-azione)
¨ Orientare
o Aiutare gli studenti a ragionare con la propria testa partendo dagli argomenti di studio per arrivare alle scelte di vita (es. scelta scuola superiore o facoltà universitaria)
o promuovere il pensiero critico
o promuovere la metacognizione
¨ Collaborare
o le relazioni con studenti, genitori, dirigenti, colleghi, personale Ata, realtà locale devono essere curate perché in un clima di collaborazione reciproca l’apprendimento è migliore
o il riflettere su quanto accade in classe e con i colleghi è molto importante per modificare e aggiornare i propri percorsi formativi
¨ Persistere
o Mantenere nel tempo la fiducia nelle capacità degli allievi e nella possibilità di modificare le situazioni date
¨ Formarsi ed aggiornarsi
o porsi in un’ottica di formazione permanente
giovedì 6 novembre 2008
Valutazione Insegnanti: provocazione n. 5
La Rubrica di Valutazione
E' un periodo difficile per la scuola italiana; è un periodo di grande confusione.
La nostra scuola andrebbe riformata, migliorata (e qui tutti sono d'accordo) ma diventa difficile ricavare dagli ultimi interventi legislativi spunti per dare nuova qualità ad un settore che pur essendo in crisi non è allo sbando.
Io torno a dire che per migliorare la scuola bisognerebbe cominciare a valutare gli insegnanti. Valutando gli insegnanti infatti si motiverebbe la maggioranza che lavora e lavora bene e si stanerebbe subito quella minoranza che non sa fare o non vuole fare bene il proprio mestiere.
Ribadisco quanto detto nella provocazione n. 1: la valutazione per essere oggettiva, non deve provenire da un solo soggetto ma essere diversificata (studenti, genitori, colleghi, dirigente, personale Ata) e basarsi su criteri condivisi.
Bene, questa provocazione intende aprire un dibattito sui criteri.
Quali sono i criteri di qualità della prestazione di un insegnante? Cosa distingue un insegnante bravo da uno meno bravo?
Io ho buttato giù una proposta che attende solo d'essere ampliata e modificata dai vostri interventi.
Eccola:
Proposta di
Rubrica di valutazione di un insegnante
Un bravo insegnante dovrebbe essere in grado di:
¨ Motivare
o rendere significative le lezioni ponendosi domande del tipo: “perché questo argomento dovrebbe interessare ai miei studenti?”
¨ Spiegare
o essere comprensibile agganciando argomenti nuovi alle conoscenze previe dei propri studenti
¨ Recuperare
o creare situazioni di feedback continuo per potersi accorgere subito se uno studente non sta perseguendo l’obiettivo di apprendimento
¨ Organizzare
o dare vita, nel corso delle proprie lezioni, a vere e proprie occasioni di apprendimento, organizzando i materiali e le risorse umane (cioè gli studenti)
¨ Valutare
o creare in continuazione occasioni di valutazione formativa (anche attraverso l’utilizzo di rubriche di valutazione)
¨ Orientare
o Aiutare gli studenti a ragionare con la propria testa partendo dagli argomenti di studio per arrivare alle scelte di vita (es. scelta scuola superiore o facoltà universitaria)
¨ Collaborare
o le relazioni con studenti, genitori, dirigenti, colleghi, personale Ata, realtà locale devono essere curate perché in un clima di collaborazione reciproca l’apprendimento è migliore
¨ Riflettere
o il riflettere su quanto accade in classe e con i colleghi è molto importante per modificare e aggiornare i propri percorsi formativi
giovedì 8 maggio 2008
Interdipendenza positiva e apprendimento autentico
Un viaggio tra Unità di apprendimento
e apprendimento cooperativo
Alcuni giovani vivono un rapporto conflittuale con la scuola. […] I ragazzi hanno voglia di libertà, non hanno voglia di rimanere chiusi tutto il giorno all’interno di un edificio dove vengono trattati argomenti spesso inutili e poco coinvolgenti. (Marco IV IPSIA di Porto Tolle Rovigo).
Ho scelto questa frase tratta da un tema di uno tra i miei studenti più svegli, perché esprime in modo chiaro e senza perifrasi un disagio diffuso all’interno della scuola italiana, disagio che si riflette poi anche sugli insegnanti che si sentono a loro volta poco motivati a veicolare contenuti che vengono appresi solo grazie allo spauracchio del voto.
Disagio che nella scuola superiore si traduce in apatia e nella scuola primaria e secondaria di primo grado si traduce in comportamento scorretto e iperattivo e in situazioni difficilmente gestibili da parte degli insegnanti.
Chi tra noi insegnanti può dire di non avere studenti che la pensano, anche solo a livello inconscio, come Marco? La scuola riesce a soddisfare il loro bisogno di libertà? Riusciamo noi insegnanti a far percepire loro che le cose che studiano sono utili?
Di fronte alle difficoltà manifestate dagli studenti, noi insegnanti potremmo reagire dicendo che non sono mai contenti e che non capiscono l’importanza dell’andare a scuola, o ancora, che non è compito nostro. Potremmo cioè continuare a scaricare le responsabilità su ragazzi, genitori, società.
Potremmo anche (e qui avremmo molte frecce al nostro arco) dire che gli studenti hanno ragione, ma che siamo trattati come loro: mal pagati, mal equipaggiati (pochi computer, connessioni ad internet improbabili…) mal formati.
Ci sono però per fortuna nella scuola italiana molti insegnanti che si interrogano che cominciano a porsi alcune domande fondamentali. Domande del tipo: come posso fare per coinvolgere maggiormente i miei studenti? Come posso agire per fare in modo che le cose che imparano a scuola possano essere non solo utili per la loro vita, ma anche percepite come tali? Cosa posso fare per contribuire alla crescita di un individuo che dovrà mandare avanti la tradizione democratica del nostro paese? Come mi devo comportare per colmare il divario esistente tra ciò che passa per comprensione e la comprensione vera? (Gardner 2001)
Se ci interroghiamo vuol dire che siamo alla ricerca di nuovi strumenti che ci aiutino ad essere il più efficaci possibile nel nostro lavoro; a questo punto il Cooperative Learning e le teorie sull’Apprendimento Significativo possono costituire un contributo importante ad una simile causa.
Si potrebbe ancora una volta scegliere di far solo finta di cambiare, ma questo non mi pare sia l’obiettivo di chi ha voglia di ottenere anche qualche soddisfazione dal proprio lavoro.
Paolo Scorzoni
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