blog su cooperative learning (apprendimento cooperativo), unità di apprendimento e scuola come comunità. Per insegnanti e dirigenti scolastici
martedì 6 luglio 2010
giovedì 1 luglio 2010
Apprendere insieme ad operare con i numeri
della scuola primaria di Rogno (Bg)
Presentazione
di Paolo Scorzoni
Spesso quando tengo corsi sull’apprendimento cooperativo mi sento rispondere dagli insegnanti che partecipano: ma tu insegni italiano, è più facile per te progettare attività che prevedano il lavoro di gruppo.
Io rispondo che non è vero, ma non sempre dispongo di esempi e progetti da realizzare per discipline e per ordini di scuole diverse da quelle in cui insegno o ho insegnato.
È per questo che ho sollecitato Delia Fontana, insegnante di scuola primaria nell’Istituto Comprensivo di Costa Volpino sul lago d’Iseo (dove quest’inverno Daniele ed io abbiamo tenuto un corso di sensibilizzazione sull’apprendimento cooperativo), a raccontare la sua esperienza di insegnamento apprendimento del calcolo mentale attraverso una serie di attività a coppie.
Delia Fontana, non solo ha utilizzato il cooperative learning, ma anche il metodo analogico deduttivo.
Le ho chiesto di parlarci anche di questo metodo visti i risultati sorprendenti che permette di raggiungere.
Introduzione
Ho organizzato le attività didattiche in due classi prima utilizzando la metodologia del Cooperative Learning per le acquisizioni dell’ambito matematico, impostando la conoscenza e l’uso del numero sul metodo analogico-intuitivo.
Ho utilizzato il metodo analogico-intuitivo, elaborato e sperimentato da Camillo Bortolato , dopo aver approfondito gli studi di Daniela Lucangeli , in particolare l’analisi dei precursori della cognizione numerica: processi semantici, conteggio, processi lessicali e pre-sintattici. La scelta di utilizzare il metodo analogico-intuitivo si basa sulle ricerche che tendono a evidenziare le grandi potenzialità dei bambini fin dalla nascita: sono le teorie dello sviluppo di Butterworth (1999) e Dehaene (2000), secondo le quali le competenze strumentali in fatto di numeri sono presenti fin dalla nascita e non si sviluppano dalle esperienze concrete attorno ai 5 anni, come affermava Piaget. I bambini sono in grado di compiere da subito operazioni con le quantità, purché queste siano presentate in modo conforme alle caratteristiche della mente, perché calcolo di numerosità e calcolo mentale sono competenze indipendenti dal sistema notazionale dei numeri scritti.
Il metodo si disinteressa inizialmente dei numeri scritti, rivolgendo invece l’attenzione alle immagini interne della mente che lavora in modo intuitivo e silenzioso. Per facilitare e rendere istantaneo il conteggio, in modo da evitare i conteggi parziali e finali, è necessario precostituire una struttura d’ordine su cui appoggiare gli oggetti. Dislocando le quantità sempre nello stesso ordine è possibile basarsi sulla posizione considerata in se stessa: l’ordine deve essere semplice, adatto alle caratteristiche della nostra mente e replicabile in tutte le dimensioni. La conformazione delle dita delle mani, che oltre ad essere suddivise in cinquine, sono prima di tutto allineate e ordinate, rappresenta l’ordine semplice di riferimento.
Sulla base dell’allineamento di palline (dots) i bambini individuano il numero senza contare, desumendolo dalla sua posizione, secondo un computo mentale che dalla visione individua istantaneamente la quantità. (continua)
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domenica 2 maggio 2010
La valutazione degli insegnanti
mercoledì 5 agosto 2009
Italians e valutazione insegnanti
Un saluto.
Paolo Scorzoni
mercoledì 15 aprile 2009
Educare nella e alla Democrazia ha ancora un senso?
A poco più di sessant’anni dall’approvazione della Costituzione democratica della nostra Repubblica nessuno si sognerebbe di argomentare contro l’idea di democrazia. Oggi anche le decisioni meno democratiche vengono prese in nome della democrazia. Per difenderla si fanno guerre si restringono le libertà personali si prendono decisioni senza provare a capire le ragioni di chi la pensa in modo diverso.
Anche se potrebbe sembrare anacronistico ha senso, oggi più che mai, rifarsi la domanda di fondo e chiedersi cosa sia la democrazia e come debba essere organizzata una società democratica.
Siamo in una società in evoluzione veloce, in un’età che C. Handy chiamava, già alla fine degli anni ’80, age of unreason; cosa significa democrazia in questa società e in questa età?
Per rispondere a questa domanda può non essere fuori luogo interpellare alcuni grandi della storia del pensiero, che dalla loro prospettiva possono aiutarci ad illuminare il nostro cammino.
Erodoto ad esempio dicendo che “[…] il Governo del popolo è certamente il migliore, come quello in cui tutti sono uguali ma [che] anche esso tende a degenerare e a diventare sfrenata demagogia” , ci mette in guardia facendoci capire che il modello democratico non è eterno ed è soggetto a degenerazioni. Ci dice che la demagogia è uno dei nemici più subdoli della democrazia perché non si presenta come una alternativa ad essa. Chi fa della propria azione una azione demagogica tende a riempirsi la bocca di parole come difesa della democrazia e difesa dei diritti del cittadino. Pertanto per Erodoto la democrazia è un buon sistema di governo, addirittura il migliore, deve però essere preservato costantemente dalle sue possibili degenerazioni. Il cittadino perciò deve essere un cittadino che vigila che controlla chi lo governa, deve essere un cittadino che ha gli strumenti per vigilare, conoscenze e spirito critico. Parafrasando Kant potremmo dire che lo spirito critico senza le conoscenze è vuoto e che le conoscenze senza lo spirito critico sono cieche; sono necessari l’uno e le altre per giudicare l’operato di un politico al termine del suo mandato, e per decidere se rinnovargli o meno l’incarico.
Un atteggiamento più critico nei confronti della democrazia è quello assunto da Platone il quale la descrive come quella forma di governo in cui “ad ogni cittadino è lecito di fare tutto ciò che vuole” . Platone descrive la democrazia come il luogo della libertà senza limiti e quindi senza tutele per i cittadini normali e per i più deboli. Platone ci mette in guardia perciò dalla libertà totale, la libertà individualistica in cui ognuno pensa di fare ciò che vuole senza occuparsi anche del bene e degli interessi della comunità in cui vive.
Aristotele invece ci aiuta a capire cosa una democrazia dovrebbe essere. Infatti egli dice che c’è democrazia “quando poi la massa regge lo stato badando all’interesse comune” . Fondamentale nelle parole di Aristotele diventa il concetto di interesse comune. Cercare di governare nell’interesse di tutti è molto difficile soprattutto quando il potere è gestito da tutti i cittadini.
Ma quando la massa può reggere lo stato? Quando l’insieme delle persone che formano uno stato sa prendere decisioni autonomamente e con gli altri ed in assoluta libertà.
Questo atteggiamento è fondamentale per la democrazia come sembra suggerire anche Rousseau quando afferma che “non vi è governo tanto soggetto alle guerre civili e alle agitazioni intestine quanto quello democratico o popolare, perché non vi è nessuno che tenda così fortemente e continuamente a cambiare forma, né che richieda maggior vigilanza e coraggio per esser mantenuto nella sua forma. È soprattutto in questa costituzione che il cittadino deve armarsi di forza e costanza, e dire ogni giorno della sua vita nel profondo del suo cuore ciò che diceva un virtuoso Palatino alla dieta di Polonia: «Malo periculosam libertatem quam quietum servitium»” .
Se i cittadini non sostengono la democrazia attraverso la vigilanza, il coraggio, la responsabilità, la conoscenza, rischiano di dare ragione a quelle “filosofie sociali […] che predicano l’impotenza della ragione nella vita sociale e che, in nome di questo anti razionalismo, favoriscono la propagazione dell’atteggiamento: «o segui il leader, il grande statista, diventa un leader tu stesso»; atteggiamento che per molta gente può significare la passiva sottomissione alle forze, personali o anonime, che reggono la società” . Uno stato democratico ha bisogno di cittadini leader o piuttosto di persone che sappiano operare per il bene comune, che sappiano lavorare in modo tale che tutti possano essere in grado di pensare e di prendere decisioni?
Un esempio di persona che ha speso la vita a far crescere il senso critico dei suoi concittadini è sicuramente quello di Socrate con “il suo intellettualismo, cioè la sua teoria egualitaria della ragione umana come strumento universale di comunicazione; la sua insistenza sull’onestà intellettuale e sull’autocritica; la sua teoria egualitaria della giustizia e la sua dottrina che è meglio essere vittime che autori dell’ingiustizia” . Se Socrate, che è maestro dell’arte del domandare, può essere il modello del cittadino democratico, non lo possono essere le persone che si impongono e tanto meno i governi che si impongo con la forza. “Generalmente con «forza di un governo» si intende che il governo può imporre quel che crede – in ogni circostanza. A mio avviso, invece, - afferma Popper - la cosa fondamentale per un governo è la consapevolezza di avere certo un programma, ma che questo programma tuttavia può portare, in certe circostanze, a conseguenze non volute e che, su questa base, è molto importante porsi in maniera seriamente critica di fronte ai propri provvedimenti e chiedersi di continuo: qual è la conseguenza di ciò che abbiamo fatto? Non abbiamo fatto qualcosa che produce danni e che porta a conseguenze che non desideriamo affatto? […] Un buon sistema – prosegue Popper - dovrebbe essere continuamente in guardia contro gli errori in esso contenuti, giacché noi sappiamo troppo poco e per questo commettiamo sempre errori. Da una parte dovremmo lavorare con una certa qual audacia, ma dall’altra anche essere consapevoli che questa audacia comporta dei rischi. Di conseguenza dovremmo il più rapidamente possibile scoprire errori, al fine di imparare da questi errori e di correggerli, piuttosto che coprire tali errori o di spiegarli come non errori – o addirittura di spiegarli quali dei successi, come troppo facilmente capita nei governi forti” .
Dopo questo excursus diventa forse più facile definire le caratteristiche generali di una società democratica.
Nella società democratica i problemi non sono motivo di scontro, ma di confronto solo se vengono visti come “dilemmi sociali [che] possono essere risolti solo attraverso scelte sociali fondate sulla partecipazione dei cittadini, con discussioni e dibattiti aperti. In gioco ci sono sia gli obiettivi ultimi che gli strumenti pratici e, ancora più rilevanti, le procedure attraverso cui questi obiettivi e strumenti vanno valutati. Una indicazione unilaterale, anche se viene dai migliori esperti, non è in grado di offrire da sola alcuna soluzione” .
La società democratica è una società complessa in cui gli obiettivi comuni e condivisi, prodotto di un confronto approfondito e civile tra tutte le sue componenti, possono essere raggiunti solo con il contributo di tutti. Società democratica è quella società che riesce poi anche a ridistribuire le ricompense in modo equo, tenendo conto del contributo di tutti e del bisogno di ciascuno.
Quale dovrebbe essere il ruolo della scuola in un contesto come quello descritto?
Paolo Scorzoni
www.abilidendi.it
mercoledì 4 febbraio 2009
Ho letto sul Corriere dell'11 giugno del 2008 un'intervista nella quale la scrittrice-insegnante Paola Mastrocola dice che frustrante non è lo stipendio, ma insegnare a studenti demotivati. Vorrei chiederle che soddisfazione si può avere dall'insegnare solo a chi motivato lo è già. Noi insegnanti dobbiamo lavorare cercando di allargare sempre di più la schiera dei motivati, dei volenterosi e quindi dobbiamo avere un occhio di riguardo proprio per chi non fa nulla. E' lì che si gioca la nostra bravura e la nostra professionalità. Siamo noi insegnanti che dobbiamo avere il coraggio di rientrare nella caverna (di platoniana memoria) rischiando la cecità per aiutare anche chi non ha voglia di muoversi e crede che le ombre siano la realtà. Io non credo che questo compito sia frustrante, ma entusiasmante. Un compito che ci deve stimolare a cercare ogni giorno nuove metodologie per agganciare anche i più lontani. E se può servire a stimolarci ben venga anche la valutazione; basta che sia oggettiva e articolata (che provenga cioè da tutte le componenti della scuola, dirigenti, colleghi, genitori e studenti).
Un saluto.
giovedì 4 dicembre 2008
Valutazione insegnanti: Rubrica di valutazione di un insegnante 2
Riccarda Viglino è intervenuta nel dibattito sui criteri che definiscono la qualità del lavoro di un insegnante inserendo delle aggiunte in blu a quelli già proposti dal sottoscritto.
Li pubblico senza toccarli perchè li condivido completamente.
Rimaniamo in attesa anche di altri interventi.
Un bravo insegnante dovrebbe essere in grado di:
¨ Progettare.
- Analizzare il contesto in cui si trova ad operare e progettare scenari di apprendimento adeguati all’eterogeneità del contesto stesso
¨ Motivare
o rendere significative le lezioni ponendosi domande del tipo:
“perché questo argomento è significativo all’interno della disciplina che insegno ?”
“perché questo argomento dovrebbe interessare ai miei studenti?”
“Che cosa di questo argomento gli studenti dovrebbero apprendere per la vita?”
Essere empatico
o dimostrare comprensione ed empatia per idee ed emozioni degli altri (studenti, genitori, colleghi…)
¨ Spiegare
o essere comprensibile agganciando argomenti nuovi alle conoscenze previe dei propri studenti
o utilizzare la parafrasi esplicativa , riformulare ed esemplificare
o utilizzare la “spiegazione interrotta” e la “spiegazione attiva”
¨ Recuperare
o creare situazioni di feedback continuo per potersi accorgere subito se uno studente non sta perseguendo l’obiettivo di apprendimento
o usare i feedback positivi per incoraggiare, rinforzare e promuovere l’autostima
o promuovere interventi di rinforzo al percorso di apprendimento
o utilizzare strategie alternative e compensative
¨ Organizzare
o dare vita, nel corso delle proprie lezioni, a vere e proprie occasioni di apprendimento, organizzando i materiali e le risorse umane (cioè gli studenti)
o creare situazioni di apprendimento varie e diversificate, complesse e sfidanti
¨ Valutare
o creare in continuazione occasioni di valutazione formativa (anche attraverso l’utilizzo di rubriche di valutazione)
o utilizzare l’autovalutazione degli studenti
o valutare gli scenari di apprendimento che predispone (valutazione in itinere e finale, co-valutazione con i colleghi, ricerca-azione)
¨ Orientare
o Aiutare gli studenti a ragionare con la propria testa partendo dagli argomenti di studio per arrivare alle scelte di vita (es. scelta scuola superiore o facoltà universitaria)
o promuovere il pensiero critico
o promuovere la metacognizione
¨ Collaborare
o le relazioni con studenti, genitori, dirigenti, colleghi, personale Ata, realtà locale devono essere curate perché in un clima di collaborazione reciproca l’apprendimento è migliore
o il riflettere su quanto accade in classe e con i colleghi è molto importante per modificare e aggiornare i propri percorsi formativi
¨ Persistere
o Mantenere nel tempo la fiducia nelle capacità degli allievi e nella possibilità di modificare le situazioni date
¨ Formarsi ed aggiornarsi
o porsi in un’ottica di formazione permanente